Discorso del presidente UNCC all’inaugurazione dell’anno giudiziario 2022

16 Febbraio 20220

Porgo i saluti dell’Unione Nazionale delle Camere civili degli Avvocati, che riunisce 95 Camere civili presenti su tutto il territorio nazionale.

L’inaugurazione dell’anno giudiziario diventa, come l’inizio di ogni nuovo anno, occasione per fare il punto su ciò che è stato e pronostici sull’anno che verrà.

E’ stato un anno nuovamente scandito dal ritmo dei contagi, dalle curve della pandemia, dall’emergenza, dapprima sanitaria, poi sociale ed economica, che ha reso complicato ai cittadini e a noi tutti vivere e lavorare.

La crisi economica è ricaduta pesantemente sui cittadini. La povertà è aumentata: più di due milioni di famiglie vivono in povertà assoluta, è aumentata la povertà sanitaria, costringendo quasi 600.0000 cittadini a non acquistare i farmaci a loro necessari (+ 37 % rispetto al 2020). L’iniquità sociale è aumentata.

La crisi economica ha colpito duramente anche gli avvocati, e non solo i più giovani (l’abbandono della toga è un fenomeno che ha riguardato tutte le fasce d’età).

Nonostante ciò, gli attori della funzione giurisdizionale (magistrati, giudici onorari, avvocati, personale amministrativo, ausiliari vari), con consapevolezza istituzionale, si sono impegnati per poter fornire una risposta adeguata alle aspettative di giustizia dei cittadini, dei lavoratori, delle famiglie e delle imprese.

Come accade nelle situazioni emergenziali, si sono amplificate anche le difficoltà di vecchia data.

Vi sono state realtà in cui è stato particolarmente difficile, sia per la cronica carenza di organico che per le strutture edilizie, finanche garantire la sicurezza degli utenti, del personale giudiziario e nostro.

Gli avvocati hanno sempre continuano nella loro funzione di difesa; hanno garantito ai cittadini studi professionale aperti e avvocati a disposizione per le urgenze.

In questo contesto, la domanda di giustizia per molti è diventata un lusso. L’incertezza sui tempi dei processi, i costi e la sfiducia nelle istituzioni ha scoraggiato l’instaurarsi di nuovi giudizi.

Il numero delle cause iscritte a ruolo è calato drasticamente.

I troppi provvedimenti a pioggia, il succedersi troppo veloce di norme poco chiare, spesso contraddittorie (come accaduto per il prolungamento sino al 31 dicembre 2022 delle norme emergenziali per lo svolgimento delle udienze), non ha contribuito alla certezza del diritto, alla fiducia dei cittadini nella giustizia e alla nostra funzione di difesa.

Quest’anno c’è stata una novità: il P.N.R.R. con le sue ingenti risorse economiche. Un’occasione imperdibile per risolvere tutti i mali che affliggono la nostra giustizia da decenni. Condizione essenziale è, però, velocizzare i processi e a ridurre l’arretrato, altrimenti non avremo le risorse europee. Dobbiamo riuscire a non sprecare nulla.

In questo panorama, la riforma della Giustizia che ruolo avrà?

Con l’attuale Governo, i lavori sulla riforma della Giustizia civile, purtroppo, sono ripresi senza coinvolgere tutti i suoi naturali interlocutori, tra cui l’avvocatura, senza dibattito, dibattito a cui l’Avvocatura civilista non si è mai sottratta.

Il costante confronto, che vi era con il precedente Ministro della Giustizia, si è interrotto in un momento cruciale del suo iter.  Molte voci non sono state ascoltate, nonostante ciò, tutti hanno continuato a lavorare per perseguire una riforma per una Giustizia Giusta, in cui ogni cittadino possa e debba trovare tutela.  Il confronto è ripreso, anche se, almeno allo stato, il risultato non è quello da noi auspicato.

L’efficienza del sistema giustizia, per i valori che tutela, richiede un’analisi oltre lo specchio, oltre i fini politici, oltre la propaganda della riduzione dei tempi e del numero del contenzioso, già ridotto significativamente.

Abbiamo sempre sostenuto che il cittadino abbia diritto ad una funzione giurisdizionale svolta in tempi celeri e con efficienza, ma anche che la riforma del processo da sola non risolverà i problemi che affliggono la giustizia.

La “giustizia” del processo non può essere misurata soltanto sui tempi del suo svolgimento, quasi fosse più importante il mero dato temporale rispetto a procedure che garantiscano un giusto processo. Le modifiche sulle norme del processo, alcune anche condivisibili, avranno un impatto modesto e non saranno rilevanti ai fini della riduzione dei tempi del processo.

Non è la riforma che avremmo voluto, ma ora c’è.

La legge delega è stata approvata e ora sono state nominate le commissioni per predisporre i decreti attuativi della legge 26 novembre 2021 n. 206; dobbiamo dar atto che nelle commissioni sono stati nominati anche avvocati.

Le risorse economiche portano la speranza che gli investimenti necessari saranno finalmente realizzati e, invero, qualcosa già si muove.  Sono stati indetti concorsi, assunto personale, assunti gli addetti all’Ufficio del processo. Si investe sulla digitalizzazione del processo.

Questi interventi non coinvolgono, purtroppo, l’ufficio del Giudice di Pace, nonostante il prossimo aumento di competenza.

Si investe sull’edilizia giudiziaria.

Anche se i problemi permangono, l’obiettivo comune del funzionamento della Giustizia per la Giustizia richiede l’impegno di tutti e le Camere civili continueranno il dialogo con le Istituzioni, con la politica, con gli altri protagonisti dell’esercizio diffuso della giurisdizione e augurano un anno di proficuo lavoro.

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